Il monitoraggio continuo avrebbe salvato la vita a Andy Warhol?

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Il monitoraggio continuo avrebbe salvato la vita a Andy Warhol?

La morte di Andy Warhol, avvenuta il 22 febbraio 1987 a seguito di un arresto cardiaco dopo un intervento di asportazione della colecisti¹, solleva una serie di interrogativi sull’importanza del monitoraggio post-operatorio. Inizialmente considerato un intervento di routine, l’operazione si rivelò fatale per l’artista, la cui salute già compromessa e la mancanza di un monitoraggio adeguato portarono al suo decesso. Il monitoraggio continuo avrebbe salvato la vita a Andy Warhol? A quasi 40 anni dalla sua morte, la risposta sembra essere sì.

Subito dopo la morte dell’artista, il New York State Health Department accusò il New York Hospital — ora noto come New York-Presbyterian Hospital — di aver fornito cure inadeguate e di aver omesso informazioni importanti nella cartella clinica.

Il panorama sanitario è notevolmente cambiato dalla scomparsa di Warhol. I progressi tecnologici hanno permesso di migliorare i risultati per i pazienti, ma il monitoraggio continua ad avere un ruolo fondamentale. Ogni anno sono 4,2 milioni le persone nel mondo che perdono la vita entro 30 giorni da un intervento chirurgico e le morti post-operatorie costituiscono il 7.7 % del totale dei decessi.2  Lo stato di salute di un paziente può cambiare velocemente anche durante procedure di routine, come dimostrato dal caso di Warhol, e i professionisti sanitari devono essere in grado di intervenire prontamente per prevenire un deterioramento delle condizioni.

Un intervento non proprio di routine

"Andy Warhol muore dopo un intervento di routine", recitavano i titoli dei giornali all’epoca dei fatti.  Un ritornello costante, seppur inesatto. Warhol era afflitto da una serie di problemi di salute cronici. La sua storia clinica complessa, contrassegnata da una precedente ferita da arma da fuoco e da sintomi di colecistite, avrebbe dovuto suscitare maggiori preoccupazioni e richiedere un monitoraggio più attento. Al momento dell’operazione, la sua colecisti era gangrenosa e si disintegrò durante l’asportazione.3 Un medico descrisse l’intervento come “un’operazione chirugica molto delicata su una persona molto malata”.

L’infermiera personale di Warhol aveva verificato le sue condizioni alle 4 del mattino del 22 febbraio, riscontrando un quadro clinico apparentemente stabile. Meno di due ore dopo, tuttavia, lo trovò privo di sensi e lo staff medico non riuscì a rianimarlo. La morte venne ufficialmente attribuita a fibrillazione ventricolare.

Secondo l’American Heart Association, la fibrillazione ventricolare può avere diverse cause, tra cui la cardiomiopatia, l’infiammazione del muscolo cardiaco, la tossicità da farmaci, l’insufficiente afflusso di sangue al miocardio e la sepsi.4 Tuttavia, non vi è alcun documento che faccia pensare che Warhol avesse uno di questi disturbi. Più tardi, venne annunciato che il decesso era stato causato da un attacco cardiaco secondario allo stress dell’operazione e all’accumulo di fluidi.

Il New York Health State Department non poté stabilire con certezza che la qualità delle cure ricevute da Warhol avesse contribuito alla sua morte. Non vennero riscontrate negligenze nell’operazione, ma piuttosto nel modo in cui Warhol venne assistito all’ammissione e dopo l’intervento. L’ospedale non era stato in grado di ottenere la documentazione medica relativa a quando erano comparsi i primi sintomi della sua colecistite nel 1973, né aveva sottoposto l’artista a un’attenta anamnesi o esame fisico. Non era stata neanche rilevata la sua allergia alla penicillina.

Se Andy Warhol avesse ricevuto un adeguato monitoraggio sarebbe ancora vivo?

La verità probabilmente non la conosceremo mai. Tuttavia, è possibile che un monitoraggio continuo avrebbe aumentato le sue probabilità di sopravvivenza.

All’inizio, l’intervento di Warhol sembrò infatti riuscito con successo. Trascorse del tempo guardando la TV e facendo delle telefonate. Le sue condizioni però peggiorarono all’improvviso e il padre della Pop Art morì durante il sonno. La sua storia clinica avrebbe dovuto spingere lo staff medico a considerarlo un paziente ad alto rischio con necessità di un monitoraggio costante,  invece non si prese nota né dei suoi segni vitali né dell’assunzione di farmaci.

Steven Hayes, l’avvocato che ha rappresentato la Warhol's Estate nella causa contro il New York Hospital, sostenne che le infermiere non monitorarono neanche il bilancio idrico dell’artista. I suoi polmoni si riempirono di liquido causando l’arresto cardiaco ma nessuno controllò le sue condizioni mentre queste continuavano a peggiorare.

Com’è cambiata l’assistenza sanitaria dalla morte di Warhol?

Ogni intervento chirurgico importante porta con sé un rischio significativo di eventi avversi gravi (SAEs).5 Grazie al monitoraggio continuo, i professionisti sanitari sono in grado di rilevare variazioni nei segni vitali del paziente che possono indicare un peggioramento delle condizioni.

Un ampio studio condotto in Gran Bretagna ha dimostrato che il tasso di mortalità durante un intervento chirurgico è di 1000 volte inferiore rispetto a quello relativo al periodo post-operatorio.6 Questo potrebbe essere in parte dovuto al fatto che quando i pazienti lasciano l’unità di anestesia e rianimazione (PACU), il monitoraggio viene fatto con controllo intermittente con il risultato che eventuali deterioramenti possono essere rilevati quando ormai è troppo tardi. Lo staff può effettuare controlli saltuari ogni quattro/sei ore, o solo una volta ogni otto/dodici ore.

Uno studio sui pazienti dei reparti di medicina e chirurgia ha rilevato che coloro che hanno avuto un arresto cardiaco presentavano segni vitali significativamente diversi rispetto a quelli degli altri pazienti nelle 48 ore precedenti l’evento.7  Con un intervento tempestivo, questi pazienti sarebbero probabilmente andati incontro a un esito diverso. I segni vitali possono risultare anormali nelle ore precedenti l’arresto cardiaco e il monitoraggio continuo migliora sensibilmente la possibilità di rilevarli.

Lasciare i pazienti non monitorati per un lungo periodo aumenta il rischio di eventi avversi gravi (SAEs). Tuttavia, le nuove tecnologie, come Portrait Mobile  di GE HealthCare, consentono il monitoraggio continuo wireless con l’obiettivo di migliorare la sicurezza dei pazienti. Un sondaggio ha rilevato che il 90% degli anestesisti ritiene che il monitoraggio automatico o continuo dei segni vitali dovrebbe essere disponibile nei reparti chirurgici in quanto permetterebbe di individuare precocemente il peggioramento clinico e di ridurre la mortalità in ospedale.8 

I dispositivi indossabili permettono al personale medico di accedere a un flusso costante di dati del paziente. La combinazione del monitoraggio continuo con gli allarmi collegati ai parametri può contribuire a migliorare i risultati per i pazienti. Tuttavia, questi dispositivi non devono essere solo facili da usare, ma anche progettati per la sicurezza e il comfort del paziente. Il rischio di un utilizzo scorretto aumenta se il dispositvo è scomodo o fastidioso da indossare. Inoltre, questi dispositivi devono essere affidabili e non una fonte di stress da allarme.

Rilevare tempestivamente il deterioramento del paziente migliora i risultati

L’utilizzo della tecnologia digitale e dei sensori wireless per il monitoraggio dei pazienti consente ai medici di rilevare precocemente i segni di deterioramento delle condizioni, così da poter intervenire tempestivamente. Inoltre, con questi dispositivi i pazienti si sentono più al sicuro sapendo che il team ospedaliero è concentrato costantemente sul loro stato di salute.

Dalla tragica esperienza di Warhol pare quindi emergere una lezione importante: il monitoraggio continuo dei pazienti, soprattutto quelli ad alto rischio, è essenziale per garantire il loro benessere e la loro sicurezza nel periodo pre e post-operatorio. Se le tecnologie moderne di monitoraggio continuo fossero state disponibili nel 1987, probabilmente avrebbero contribuito ad evitare il decesso prematuro dell’artista.

Riferimenti: 

1. Farber, M.A. Warhol received inadequate care in hospital, health board asserts. The New York Times. (1987) https://www.nytimes.com/1987/04/11/nyregion/warhol-received-inadequate-care-in-hospital-health-board-asserts.html.

2. Tekalign, T., Balta, H., & Kelbiso, L. Magnitude of post-operative mortality and associated factors among patients who underwent surgery in Wolaita Sodo teaching and referral hospital, SNNPR region, Ethiopia. African health sciences21(4), 1842–1848. (2021). https://doi.org/10.4314/ahs.v21i4.42

3. Gopnik, Blake. Andy Warhol's Death: Not So Simple, After All. The New York Times. (2017). https://www.nytimes.com/2017/02/21/arts/design/andy-warhols-death-not-so-routine-after-all.html.

4. Ventricular Fibrillation. American Heart Association. (2023). https://www.heart.org/en/health-topics/arrhythmia/about-arrhythmia/ventricular-fibrillation.

5. Haahr-Raunkjaer, C, Mølgaard, J, Elvekjaer, M, et al. Continuous monitoring of vital sign abnormalities; association to clinical complications in 500 postoperative patients. Acta Anaesthesiol Scand. 2022; 66: 552–562. doi:10.1111/aas.14048

6. Pearse, Rupert M, Rui P Moreno, Peter Bauer, et al. "Mortality after Surgery in Europe: A 7 Day Cohort Study." The Lancet 380, no. 9847 (2012): 1059–65. https://doi.org/10.1016/s0140-6736(12)61148-9.

7. Churpek, Matthew M., Trevor C. Yuen, Michael T. Huber, et al. Predicting Cardiac Arrest on the Wards. Chest 141, no. 5 (2012): 1170–76. https://doi.org/10.1378/chest.11-1301.

8. Michard, Frederic, Robert H. Thiele, Bernd Saugel, et al. "Wireless Wearables for Postoperative Surveillance on Surgical Wards: A Survey of 1158 Anaesthesiologists in Western Europe and the USA." BJA Open 1 (2022): 100002. https://doi.org/10.1016/j.bjao.2022.100002.